domenica 28 giugno 2015

Notti di sesso sfrenato, spaghetti e baby-doll: ricordi antichi, anzi, preistorici.

C'era un tempo, se non ricordo male, che se ci si svegliava di notte era per arrotolarsi allegramente con il tuo Lui tra le lenzuola, per improvvisare una spaghettata notturna e mezz'oretta di tv, e chiudere la parentesi insonne con un po' di sana ginnastica orizzontale per smaltire il tutto. Rigorosamente in baby doll, obviously.
Stanotte alle 03.00, in pieno silenzio notturno, che neanche Paranormal Activity, Figlio 1 ci comunica serafico che ha vomitato nel letto. Mentre Papà lo lava in bagno, mamma gira circospetta attorno al lettino per capire come affrontare la situazione sentirsi male a sua volta.

Figlio 2 si sveglia per solidarietà familiare e attaccato alle sbarre del lettino inizia a strillare. Mentre recupero un lenzuolo pulito con un solo braccio, con l'altro sorreggo 11kg di figlio intento a strapparmi il lobo destro dell'orecchio: con le mani ma soprattutto con le grida assordanti.
Dò istruzioni a Papà su come rifare il letto, perché per un uomo a 40 anni non è mai troppo tardi per imparare a mettere un lenzuolo con un tutorial live isterico.

Figlio 1 torna alla base, Figlio 2 non ne mostra la minima intenzione: così Papà come un profugo afghano se ne va con cuscino e coperta sul divano. Riusciamo a ripristinare la calma e ci riaddormentiamo (o meglio, ci illudevamo di poterlo fare), quando Figlio 1 ci ri-comunica sempre più serafico, in pieno silenzio, facendoci sfiorare l'infarto cardiocircolatorio, che non riesce a prendere sonno: Papà sibilando tra i denti frasi incomprensibili ma dal tono decisamente poco rassicurante, gli mette un film sul pc, non prima di aver sbattuto il mignolo del piede destro contro un mobile.

Al che, Figlio 2, mostrando uno spirito solidale fuori dal comune, si risveglia e reinizia a strillare, cercando di strapparmi ciocche di capelli nel tentativo di svincolarsi, rotolare, buttarsi giù dal letto, e gattonare eroicamente a controllare la situazione. Papà con gli occhi iniettati di sangue torna al divano, Mamma, con capelli arruffati, sudati e crespi (rientrata dal parrucchiere appena qualche ora prima, giuro) canta sempre più isterica per la 28esima volta la ninna-nanna, che la colonna sonora di Profondo Rosso sarebbe stata meno inquietante, e Figlio 2, forse per pietà nei miei confronti, ormai evidentemente vacillante, finalmente si riaddormenta.

Non senza aver infilato prima, in segno di protesta, il (grasso) ditino indice in una delle mie narici, in maniera decisa, precisa, chirurgica.
Facendone uscire il sangue.
Notti di sesso sfrenato, spaghetti e baby-doll: WHAT ARE YOU TALKING ABOUT???


Un mojito per dimenticare

domenica 14 giugno 2015

I TERRIBLE TWO, OVVERO I TERRIBILI DUE ANNI



Sono definiti dalla psicopedagogia come "quel periodo dei 'NO' che i bambini attraversano tra i 18 mesi e i 3 anni, e che di solito dura pochi mesi (massimo un anno). I bambini diventano testardi e capricciosi, dicono di 'NO' a qualsiasi proposta, anche quando la gradiscono".


Una definizione tutto sommato rassicurante.

Perche' nel quotidiano, invece, accade piu' o meno cosi':

Io: 'Dany, vuoi un po' di mela?'

Daniel: 'NO'.

Io: 'Banana?'

Dany: 'Noooo'.

Io: 'Un pochi...'

Dany: 'NO. COCCO'.

Io: 'No, il biscotto no'

E allora accade l'irreparabile: Daniel si butta per terra, piangendo, rotolandosi e urlando con voce gutturale: 'COCCOOOOOOOOOOO!!!!'.

Indecisa se chiamare l'esorcista (ma pensandoci bene mi viene il dubbio che di lunedi' mattina ne possa trovare uno disponibile), sfoglio convulsamente e con un principio di sudorazione alla fronte il libro di Tata Lucia.
Decido che un compromesso potrebbe risolvere la situazione, non incrinando la mia autorevolezza di mamma.

Con falsissima fermezza spezzo mezzo biscotto e glielo porgo, dicendo con voce sicura (e un pochino stridula): "Ok, te ne do' meta'".
Ingenua.

Daniel lo guarda per un attimo con sguardo sorpreso, indignato, incredulo, e lo rispedisce al mittente con un lancio degno di Joe DiMaggio, e riprende le contorsioni sul pavimento come un'anguilla fuor d'acqua.

Osservandolo, ho il sospetto che da grande sara' un buon ballerino di hip-hop.

Sudando sempre piu' copiosamente (perche' queste cose succedono sempre nelle giornate in cui c'e' qualche anticiclone a frantumare le balle e regalarci 40 gradi centigradi all'ombra), ormai nel panico totale butto nel cesso la mia autorevolezza di mamma e gli do' il biscotto intero.

Al che succede l'inimmaginabile: Daniel lo afferra, si alza in piedi, sorride con le guance ancora bagnate, lo sguardo soddisfatto ed esclama un entusiasta: "Accie!" ("Grazie").

Come se nulla fosse successo.

Nulla.

Cammina scotendo il culetto a destra e sinistra canticchiando, e se ne va verso il balcone.

E onestamente mi viene il dubbio di avere avuto un'allucinazione da colpo di calore, o da vecchiaia, o da Alzheimer precoce.

Finche' non dico: "Dany, non andare sul balco...."

Dany: "NO".



Questa e' l'esatta espressione demoniaca e soddisfatta di quando ottiene qualcosa. 
Al limite dell'estorsione.



venerdì 12 giugno 2015

SELFIE E GRATTA E VINCI




Ho constatato che è più facile vincere a un Gratta e Vinci che riuscire a fare un selfie:

1) a quattro;

2) in precario equilibrio sulla bicicletta;

3) in cui tutti guardino in camera;

4) senza ricorrere a minacce e/o imprecazioni da fare invidia a Vittorio Sgarbi;

5) che almeno due su quattro non sembrino sotto effetto di cannabis.

Quindi domani compro un Turista per Sempre.



Ce ne fosse una... :D

martedì 9 giugno 2015

LE SEI TIPOLOGIE DI PADRI CHE PUOI INCONTRARE AL PARCO

I papà che incontri al parco alle 5 del pomeriggio possono appartenere ad almeno sei categorie:
1- lavoratori su turni (e preferirebbero con evidenza essere in miniera in quel momento);
2- sono disoccupati (ahimè, come sopra);
3- separati (non dirgli mai che sei psicologa o ti rovesciano addosso tutta la rabbia e tristezza del loro matrimonio in frantumi. Di solito mi spaccio per gelataia, funziona).
4- sono lì per cuccare. Perché si sa, un uomo con un bimbo in braccio intenerisce anche la Merkel. Peccato che con 40 gradi all'ombra, le zanzare che ti divorano e la maglietta chiazzata di sudore, pochi riescano nell'intento.
Da evitare, a meno che non appartengano alla categoria nr. 5 (nel caso, vale la pena sondare la situazione, per puro spirito d'osservazione, s'intende);
5- ereditieri/molto ricchi: hanno il tempo di portare i figli al parco (rari da incontrare, di solito incontri al loro posto le tate filippine);
6- i "faccio e so tutto io": quelli che sono i massimi esperti di pedagogia, biberon, cacche, pappe, malattie, lettura del non verbale, tappe dello sviluppo, asilo, tate e ciucci.
Da evitare prima che inizino a spiegarti perché hai fatto male a mettere a tuo figlio la maglia in puro cotone piuttosto che in fresco lana.
Insomma, il parco è un osservatorio sociale molto ricco, e mi sa che mi è sfuggita qualche categoria, ma del resto, con 40 gradi centigradi anche il mio spirito d'osservazione se ne andrebbe in miniera, almeno lì sta al fresco.


I miei due piccoli uomini al parco: i miei preferiti. ;)



DIALOGHI TRADOTTI TRA MASCHI E FEMMINE: DI FRENI, AUTO E MECCANICI.

Io: "Valerio, i freni della macchina sono consumati".
Lui: "Ma che dici, fanno solo un fischio, il rumore dei freni consumati è un altro". (traduzione: "La solita femmina isterica che non capisce una beata mazza di macchine").
Io: "Ti dico che fanno un rumore cavernoso quando freno!".
(Traduzione: "Il solito maschio superficiale che non sa ascoltarmi").
Lui: "Secondo me spendi soldi inutili, vanno ancora bene".
(Traduzione: "Piuttosto comprati un vestito e non rompere più le balle con 'sti freni").
Io: "OK".
(Traduzione: "Domani vado dal meccanico").

Il giorno dopo sono già in officina.

Meccanico, tenendo in mano i freni cambiati, con aria tra il disgustato e il preoccupato: "Signora, non faccia più una cosa del genere, a momenti consumava pure il disco ".
(Traduzione: " Lei è pazza, lo sa?")
Io: "Mi fa fare un paio di foto ai reperti archeologici lì, che ho un paio di cose da chiarire con qualcuno?"
(Traduzione: "Valerio, stasera so' cazzi").

I reperti archeologici del mio trionfo.  :D

domenica 7 giugno 2015

Uomini, computer e conclusioni improbabili

Vedo armeggiare il mio compagno al pc di Samuele, e come al solito, viste le esperienze passate, la prognosi per il PC non è negativa, è proprio nefasta.

Io (con aria tra il sospettoso, il rassegnato e l'allarmato): 'Cosa stai facendo con quel cacciavite nel pc?'
Lui: 'Lo sto aggiustando, si spegneva'.
Io: 'Ci sei riuscito?'
Lui: 'Non si accende più'.
Io: 'beh, se non si accende più, non si spegnerà più. Bravo, hai risolto il problema, complimenti, eh. Adesso lo dici tu a Samu" e svelta mi defilo come una faina in bagno.

Lui, aria affranta e testa china, va dal pargolo.

Padre: 'Samu, devo darti una brutta notizia'.
Samu:....
Samu:......... (mumble mumble)
Samu:......... (mumble mumble mumble)
Samu (dopo insondabili e oscure riflessioni): 'Domani non puoi fare il tagliando alla macchina?'

Mi son messa con uno strano, ho fatto un figlio peggio.

 Il Pensatore surreale